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No irlandese all’Europa. E ora un’assemble costituente

Un manifesto per il No al Trattato di Lisbona in Irlanda (Foto William Murphy/Flickr)

Un manifesto per il No al Trattato di Lisbona in Irlanda (Foto William Murphy/Flickr)

Il referendum in Irlanda e il "no" al Trattato di Lisbona sono un brutto colpo per la costruzione europea. Ma possono anche rivelarsi utilissimi. Per la democrazia nel Vecchio Continente.

Opinia

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13/06/08

La democrazia. Dopo il “no” del referendum irlandese al Trattato di Lisbona viene da dire una sola cosa: gira e rigira il problema dell’Europa è sempre e solo l’incapacità di creare una democrazia europea.

Dopo il No di francesi e olandesi alla Costituzione nel 2005, i leader avevano atteso il nuovo corso di Sarkozy all’Eliseo nel 2007 per accordarsi sulle nuove regole dell’Ue a 27 prima delle elezioni del Parlamento Europeo nel 2009: era il famoso Trattato di Lisbona. Certo, a Lisbona il caffè doveva essere prelibato – quello portoghese è il migliore dopo l’italiano – ma il Trattato è stato scritto, negoziato e approvato a porte chiuse, tra leader: come se si trattasse di un accordo diplomatico. 

Gli irlandesi? Hanno detto no a un’Europa percepita come avida di poteri

E invece no: si trattava di definire le regole della realtà politica più innovativa degli ultimi cinquant’anni, l’Unione Europea, appunto. Un’entità che, senza chiamarsi Stato, racchiude oggi in sé i principali poteri dello Stato: battere moneta (l’Euro), gestire le frontiere (Schengen) e produrre legislazione (a iosa).Oggi gli irlandesi hanno detto no. No a un’Europa percepita come distante, burocratica e sempre più avida di poteri. Eppure in un mondo globalizzato c’è bisogno di Europa, eccome. Ma bisogna prima spiegarlo ai popoli, discuterne e poi scrivere le regole in modo democratico.

E ora noi europei dobbiamo scommettere sulla democrazia transnazionale

Per questo, dopo l’ennesima débâcle democratica, noi europei dobbiamo rischiare il tutto per tutto. Ed eleggere – democraticamente e con una sola consultazione lo stesso giorno in tutti i paesi – un’assemblea costituente chiamata a scrivere una vera Costituzione: un testo conciso che definisca le regole del gioco e non le 380 pagine di burocratese che prima si chiamavano “Trattato che adotta una Costituzione europea” (sic) e che, fino a venerdì 13 (!) giugno 2008 si chiamavano – il passato è d’obbligo – Trattato di Lisbona. A quelle, l’Irlanda ha detto No. Forse dobbiamo ringraziarla. A condizione che i nostri leader abbiano abbastanza coraggio per scommettere su una democrazia del Ventunesimo secolo.

Rozpocznij dyskusję | 9 komentarze

Czytaj: Angielski [1], Francuski [4], Włoski [4]

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leucotea - 13/06/08

"quoto"...se la costituzione é pactum societatis, non si capisce come possa essere estromessa dal gioco quella stessa società che dovrebbe farla, la costituzione.L'assemblea costituente mi sembra l'unica soluzione praticabile...

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Adriano - 13/06/08

E ora sono allucinanti le dichiarazioni di Barroso, Sarkozy & co: andiamo avanti con le ratifiche negli altri Stati membri. Come dire: ratifichiamo tutti (tanto nessuno ha organizzato referendum oltre all'Irlanda) e mettiamo l'Irlanda con le spalle al muro (per ripetere un referendum). Ma perché nessuno sottolinea l'assurdità di un NO nell'unico paese su 27 che organizzava un referendum? Vuol dire che i nostri leader sono stati davvero bravi a spiegare questo Trattato... oppure che il Trattato non va bene... ma che democrazia è questa? De Gaulle quando i francesi votarono contro il suo referendum sulla regionalizzazione si dimise! Perché nessuno si assume le sue responsabilità?

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Nicola Dell'Arciprete - 14/06/08

Anche se il trattato di Lisbona migliora la situazione istituzionale attuale sono d'accordo nel dire che una assemblea costituente europea resta l'unica soluzione, con referendum veramente transnazionali. Questa Europa e' troppo importante per essere lasciata in mano a certi politici e dirigenti che la mettono in pericolo, sottoponendola ai ricatti molto poco democratici degli 1% della popolazione europea e delle innumerevoli lobby nazionali.

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Max - 17/06/08

Io sono pienamente a favore che le ratifiche procedano secondo le regole previste dalla Costituzione di ciascun stato. In Italia ad esempio il referendum non è ammesso per i Trattati internazionali.
Credo anch'io che la via maestra per le ratifiche sarebbe stata quella di un referendum europeo e non una somma di ratifiche nazionali ma chiediamoci una cosa: crediamo davvero che se buttiamo via questo testo ci daranno un'Assemblea costituente ed una vera Costituzione europea? A me pare che chi oggi vuole buttare via questo testo in passato si sia battuto prima nella Convenzione europea per avere una Costituzione di basso profilo e poi, dopo il referendum in Francia e Olanda, per un compromesso ancor più al ribasso che ha prodotto il Trattato di Lisbona. Chi crede nell'Europa secondo me deve fare di tutto per far entrare in vigore questo trattato e poi mobilitarsi per rilanciare il processo costituente perchè questo trattato non è sufficiente. Mi pare che le richieste fondamentali che potremmo avanzare potrebbero essere così delineate:
- i partiti presentino alle elezioni europee programmi europei di governo e designino il loro candidato alla Presidenza della Commissione europea;
- il Parlamento europeo, la Commissione europea e i governi nazionali – o un’avanguardia di governi se l’unanimità non è possibile – usino il loro potere d’iniziativa, dato dal Trattato di Lisbona, per convocare una Convenzione democratica costituente con il mandato di redigere una Costituzione federale europea;
- tale Costituzione sia approvata da una doppia maggioranza di cittadini e di Stati dell’Unione mediante un referendum europeo ed entri in vigore tra i Paesi che vogliono procedere verso l’Unione federale dell’Europa.

Parlo di Convenzione democratica costituente e non di Assemblea costituente perchè le Assemblee Costituenti hanno sempre prodotta stati accentrati mentre in Europa si tratta di fare una federazione. Nella Convenzione si dovrebbero avere quindi sia rappresentanti del popolo ma anche rappresentati degli Stati e delle Istituzioni europee.

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